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L'orecchio di Dionisio

Golfo di Noto
Pubblicato da in Miti e leggende · 12 Maggio 2020
Tags: OrecchioDionisio
L'Orecchio di Dionisio

Come nelle scatole cinesi, man mano che ci si addentra tra le numerose e variegate meraviglie storiche, artistiche e architettoniche di questa magica terra che è la Sicilia, si scoprono infiniti luoghi che, a dire di studiosi, poeti, scrittori e viaggiatori che vi hanno soggiornato, vale la pena di visitare almeno una volta nella vita. Tra le città più belle dell’isola c’è senza alcun dubbio Siracusa, che a sua volta offre tra le altre chicche un parco archeologico tra i più importanti del Mediterraneo e che tutti ci invidiano, quello cioè della Neapolis, che include fra i tanti tesori il celebre Teatro Greco, ma non solo. Scendendo ad un livello più profondo infatti, il perimetro del parco ingloba letteralmente delle cave eccezionalmente scenografiche, le latomie, e in una di queste cave c’è una grotta la cui storia incrocia il Mito e affonda le radici nella Leggenda: l’Orecchio di Dionisio.
 
L’orecchio di Dionisio è una grotta scavata artificialmente nella roccia, si trova sotto il teatro greco e con la sua altezza di circa 23 metri, con la sua larghezza di oltre 10 metri e con la sua profondità di oltre 60 metri, trasforma la maestosità della natura in  leggenda. Reali o meno, le storie che ruotano attorno a questa bellissima grotta, battezzata così nel 1600 niente di meno che dal Caravaggio per la somiglianza ad un orecchio umano, alimentano lo splendore di un luogo che saprebbe anche raccontarsi da solo grazie alla maestosità dei suoi spazi e a quella coda mistica di suggestioni che si trascina lungo tutto il suo percorso attraverso i secoli.



 
Luogo ricco di suggestione e di fascino, è stato da sempre meta di scienziati e pensatori che diedero addirittura l’incarico ad uno degli artisti più celebri del diciottesimo secolo, e cioè il pittore francese Jean Houel, di documentare questa leggenda corredandola dai suoi dipinti.  L’artista  giunse a Palermo il 15 maggio 1776 su di un battello, e girò l'intera isola per ben tre anni. Nel corso del suo viaggio realizzerà oltre 200 tavole, che verranno raccolte nei quattro volumi del Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malta et de Lipari tra il 1782 e il 1787. La raccolta sarà una delle più importanti opere del XVIII secolo durante il Grand Tour, e tra le tante e importanti vestigia che ispirarono il suo pennello, l’Orecchio di Dionisio fu proprio uno di quelli che lo colpirono maggiormente, tanto da ritrarlo in numerose tavole (tra cui alcune di quelle che abbiamo qui pubblicato) e di documentarsi alla ricerca della vera storia di quella fantastica e misteriosa grotta.  Nei suoi appunti di viaggio infatti, raccolti su dei quaderni, Houel descrive così quel sito maestoso: « In un angolo della Latomia del Paradiso si apre una grotta artificiale imbutiforme, l'Orecchio di Dionisio, scavata nel calcare con una singolare forma, vagamente simile ad un padiglione auricolare, che si sviluppa in profondità per 65 metri con un’insolita a pianta a forma di una S. Questa particolare forma produce all’interno un’eco straordinaria la cui fama è tanto vasta che nessuno può soggiornare a Siracusa senza soddisfare tale curiosità. Alcuni vi si recano con degli strumenti musicali, altri portano pistole o fucili. L’eco derivante dai suoni che si producevano era veramente infernale e a stento sopportabile. In particolare questo accadeva in occasione della festa di San Nicolò perché era uso festeggiare il Santo presso le latomie data la vicinanza di queste con l’omonima chiesa». L’artista non manca poi di segnalare la presenza di fori quadrati di «circa due pollici» nei quali avrebbero potuto trovare posto anche delle sbarre di ferro. L’aggiunta poi di tavole avrebbe consentito – continua Houel - la realizzazione di una scala atta a raggiungere in alto un’apertura che immetteva in un cunicolo.


 
E sono queste caratteristiche forse che hanno dato forza alla leggenda che a partire dal Caravaggio appunto si è dipanata nei secoli, a partire dal suo strano nome. Il Mirabella infatti precisa che prima si chiamava Grotta della Favella. Il pittore quindi, notando la strana forma della grotta, diede forza alla leggenda secondo la quale il famoso tiranno Dionisio avesse fatto costruire questa grotta come prigione e vi rinchiudesse i suoi prigionieri per ascoltare senza essere visto, da un'apertura dall'alto, le parole ingigantite dall'eco, anticipando così le mosse di eventuali cospiratori e condannando quegli sventurati ad un'atroce fine, e cioè di stenti. Li lasciava morire di fame e di sete. Da qui la fama di Dionisio come di uno dei tiranni più crudeli.
 
Ma a cosa è dovuto il suo accostamento al feroce tiranno?
Dioniosio I, o Dionigi fu un despota che salì al potere abbattendo la democrazia siracusana nel 465 a.C. Tragediografo e attivissimo mecenate, portò a Siracusa il fior fiore della cultura dell’epoca, ospitando alla sua corte filosofi, artisti, studiosi e artigiani. A tanta apertura culturale affiancò un forte carattere militare, e una leggendaria crudeltà nel governare, tanto che la sua tirannia è raccontata ampiamente in diverse opere letterarie del mondo antico. Tra gli espedienti utilizzati per punire e controllare nemici e dissidenti, narra la leggenda che ci fosse appunto l'utilizzo di alcune grotte, appositamente costruite con una forma particolare, che gli avrebbe permesso di spiare così i discorsi dei suoi prigionieri. Tesi suffragata persino dal grande filosofo Platone che in alcuni suoi scritti ci conferma esattamente questo tipo di tortura alla quale egli stesso fu sottoposto per volere di Dionisio, invidioso del suo grande sapere. E non appena visitata la grotta, Caravaggio fu sicuro che quella doveva proprio essere  una di quelle in cui il tiranno poteva attuare il suo scopo, anche per via della sua forma singolare.

Ma al di là della suggestione che una simile leggenda possa esercitare, è opportuno sapere che la forma della grotta è semplicemente dovuta al fatto che lo scavo iniziò dall'alto, seguendo il piano di fondo di un acquedotto serpeggiante, e andò sempre più allargandosi in profondità, essendosi rinvenuta un'ottima qualità di roccia. Ed è proprio la presenza di questo acquedotto che ci lascia il dubbio sul fatto che la grotta fosse veramente il risultato di menti brillanti che la scavarono per potenziare i suoni, rendendola famosa in tutto il mondo per l’incredibile acustica udibile al suo interno (Un’acustica che – per millenni – è servita infatti come cassa di risonanza per produrre effetti sonori utili a spettacolarizzare le rappresentazioni del teatro adiacente e per comporre opere musicali). O che invece la sua forma altro non è che il risultato di un fedele percorso da geometra che seguiva pedissequamente l’antico acquedotto soprastante. E a spegnere del tutto l’eco della leggenda, ci pensò poi lo studioso Michelangelo Blanco che asserì che la grotta non è a forma di orecchio ma di utero e che non può essere stata costruita da Dionisio perché è stata scavata qualche millennio prima della nascita del tiranno. A suo dire questa grotta rappresenterebbe la grande Madre ed è legata alla "leggenda dell'Arca dell'Alleanza”. Ma questa è un’altra storia ancora.

 
E quindi sia che la grotta si chiami così per il riferimento all’orecchio del tiranno, o che questa non sia altro che una burla inventata ad arte dal Caravaggio, che in quanto a stravaganze non era secondo a nessuno, resta il fatto che grazie alla sua forma particolare e alla sua straordinaria acustica, non ha mancato mai - fino ai giorni nostri - di attrarre milioni di turisti affascinati da un luogo mistico che trasuda storia e magia, e che non poteva esimersi quindi dall’alimentare ogni sorta di Mito. Del resto, è facile e tremendamente accattivante lasciarsi trasportare e soggiogare da antiche leggende. Specie se particolarmente truci. Persino grandi pensatori come Seneca sostenevano che « Anche si il timore avrà sempre più argomenti, tu scegli la speranza! »





Duccio DI STEFANO


Duccio Di Stefano nasce a Siracusa, il 04/04/1969. Sposato con Ivana e padre di Bianca e Susanna, vive a Siracusa dove insieme alla moglie produce e commercializza manufatti di maioliche artistiche decorate a mano. Da sempre appassionato degli scrittori"carnali", di origine Mediterranea e latina in generale, scrive soprattutto poesia e prosa legata alle sue origini e alle tipicità del suo territorio. Inizia scrivendo per testate giornalistiche e gruppi editoriali locali, pubblica poi poesie e racconti su alcune antologie edite dalla collana Riflessi prima e dal Concorso Letterario Internazionale Inchiostro e Anima poi. Grande tifoso della squadra di calcio della sua città, il Siracusa, presta la sua collaborazione al quindicinale siracusano LA CIVETTA di Minerva, nella quale cura la redazione sportiva ma sovente vi scrive pure di temi sociali, di integrazione e delle problematiche del suo quartiere, la Borgata. Nell'aprile del 2018 pubblica il suo primo romanzo, Angelo di Pietra, edito dalla Carthago Edizioni, che è stato presente al Salone del libro di Torino dello stesso anno e successivamente gli fa attribuire svariati premi, portandolo su e giù per l'Italia per le relative presentazioni e mostre letterarie.



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