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NELLE PAUSE RICICLO E NEL BARATTO TI BATTO di Giuseppe LISSANDRELLO

Golfo di Noto
Pubblicato da Giuseppe LISSANDRELLO in Suggestioni e riflessioni · 7 Giugno 2020
Tags: naturaricicloambiente
Ogni volta che si parla di ambiente a me viene subito da pensare alle nostre mamme o, per i più giovani, le nostre nonne, insomma quelle bambine cresciute in mezzo alla seconda guerra mondiale. Non penso nè agli svedesi né a Greta Thumberg per carità gli svedesi gran lavoro sulla salvaguardia della terra però credo che per quanto riguardi il risparmio ambientale a queste nostre donne italiche non le batte nessuno. Possiamo partire da qualsiasi azione quotidiana dell’uomo medio loro sono e sono state le guardiane dello spreco. Io vorrei fare una petizione partendo da questo blog per candidare quella generazione di donne nate dal 1930 al 1950, andare indietro non avrebbe senso, al Premio Nobel per l’ambiente. Quanto abbiamo sofferto, noi della generazione dell’edonismo reganiano e del consumismo paninaro e Yuppie degli anni  ‘80/90 quando le nostre madri ci rincorrevano a spegnere le luci, riciclare l’acqua della pasta per lavare i piatti, recuperare l’olio esausto in cucina per fare il cosidetto “sapone di casa”, il maglione infeltrito diventava panno per lucidare i pavimenti altro che swiffer, le mutande lente pezzette per spolverare. Potrei stare qui a riciclare parole per ricordare tutte le strategie del risparmio del non si butta via nulla. Le scarpe tagliate nei talloni o nelle punte che diventavano ciabatte e che dopo anni di vergogna e di ribellione te li trovavi nelle vetrine di moda con il nome di Sabot…


foto di Ettore SPICUGLIA

Se quando ci facciamo la doccia teniamo vicino a noi un secchio a fine doccia riutilizziamo quell’acqua saponata per il water risparmiando sullo sciacquone anche se una volta al giorno moltiplicato per giorni e per abitanti verrebbe un gran bel risparmio contro la crisi idrica. Qualcuno potrebbe controbattere che lui ancora più virtuoso la doccia non la fa ma quella sarebbe un’altra problematica…
 
Purtroppo le generazioni successive per il complesso d’inferiorità soprattutto al sud per non farsi dire sporchi e terroni hanno consumato ossessivamente litri di detersivi contribuendo all’inquinamento. Oggi si deve fare un dietro front. Bloccare la spazzatura delle piccole cineserie usa e getta è la vera mission. Oggi dovremmo dire usa, riusa ed ancora usa e poi differenzia. Dobbiamo costringere le fabbriche a rifare oggetti più duraturi nel tempo a riutilizzare il vetro, il legno ecc. la plastica è utile ma dove serve. Dobbiamo rieducare i nostri sensi alla solidità bloccare le nevrosi del cambiare sempre a prescindere.  Forse questa può sembrare una riflessione retorica ma credo sia necessaria. Già si fa molto ma io proporrei dei corsi di formazione del riciclo e del baratto.  Sinergia e solidarietà sono le parole vincenti per sopravvivere a questo appena nato millennio. Dopo la crisi del corona virus ci sono persone in povertà ed altre che per risollevarsi aumentano i prezzi perché devono recuperare le perdite?. Ma se aumenti il prezzo del caffè a due euro come faccio io povero a venire al bar? Forse è meglio per la salute perché più di uno al giorno non me lo posso permettere? Non sarebbe meglio portarlo a 50 centesimi ed aiutare tutti? Uscire fuori dalle classiche leggi di economia domanda ed offerta e guardare al benessere sociale e solidale forse ci si arricchisce di meno ma si sta bene di più con gli altri? Il mio pensiero è socialista forse retrò ed utopista? Può darsi. L’altra sera, ad Avola, alla Taverna del pescatore ho mangiato un'ottima pizza,  perché con meno gente sono convinto che il pizzaiolo ha lavorato meglio, il cameriere meno stressato è stato più attento e gentile e finalmente ho gustato una serata piacevole senza nevrosi e pesantezze gastriche. Chi rallenta gode.



Proviamoci soprattutto quando venite in vacanza da queste parti. Venite in Sicilia abbiamo più grecità della Grecia, abbiamo più spagnolità della Spagna, più berbericità del Marocco, più francesismi addirittura un dialetto gallico!!! della Francia, abbiamo più papiri dell’Egitto, abbiamo poco di Austriaco ed è una fortuna. Ma poi la sacher torte che dolce è? Dimenticavo degli Inglesi e degli Americani rimaniamo il loro sogno proibito. E per i palati più eccentrici siamo anche giapponesi, nelle cose giuste però perché noi le balene le rispettiamo e nella lavorazione del tonno siamo insuperabili.





Giuseppe LISSANDRELLO


Giuseppe Lissandrello siciliano classe 72 dopo la maturità classica conseguita al liceo classico T. Gargallo di Siracusa si trasferisce a Roma per intraprendere gli studi in psicologia clinica e di comunità all’università “La Sapienza”in quegli anni universitari Lissandrello continua la sua passione per il teatro e per la letteratura, iniziata al liceo, frequentando salotti poetici , teatri off come la sala teatro della casa dello studente di via De Lollis.,centri sociali , circoli universitari,collettivi studenteschi. Nel1996 viene eletto presidente nazionale dei giovani poeti in seno al “Centro ricerche di poesia e storia delle poetiche” dell’illustre e controverso letterato Gaetano Salveti. Partecipa a convegni e organizza eventi culturali “originali” come le serate di reading  alla discoteca Rendez-vous di Piazza del Popolo denominate  “ Poesia progressive” . Promuove la poesia dialettale italiana e la poesia americana della beat generation si esibisce nei pub di San Lorenzo assieme all’attore guitto calabrese Amedeo Fusco .
Appassionato di letteratura erotica in quegli anni comincia a scrivere piccoli monologhi, poesie e raccontini molto apprezzati per la passione  erotica che esprimono. Frequenta ambienti culturali milanesi introdotto dall’amico di sempre Silvio Aparo( con il quale dopo un decennio s’imbatte in un’avventura editoriale fondando la casa editrice indipendente più a Sud d’Italia la “Melino Nerella edizioni”. Sempre a Roma entra in contatto con personaggi del cinema e partecipa a delle trasmissioni in tv locali romane come esperto di letteratura erotica. Fa conoscere al pubblico romano le poesie del poeta catanese Domenico Tempio. Dopo un anno da bersagliere nel 99 si laurea in Psicologia clinica e di comunità.



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