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Perché il siciliano doc sorride sempre al turista?

Golfo di Noto
Pubblicato da Giuseppe LISSANDRELLO in Suggestioni e riflessioni · 20 Maggio 2020
Perché il siciliano doc sorride sempre al turista?
Il siciliano appartiene come figlio legittimo e prediletto alla cultura del mediterraneo.

Chi vive esposto alla salsedine sa che il mare è portatore in primo luogo di nutrimento e anche se dal mare, non potrebbe essere altrimenti essendo un’isola, arrivano tutti i conquistatori, l’indigeno sa che porta progresso e cultura. Nel dna del siciliano è racchiuso il mondo. Se ci facessimo, come va oggi di moda, sapere in quante parti è diviso il dna quello di un siciliano è sicuramente un puzzle di etnie o volendo citare Archimede, il figlio più illustre delle nostre sponde, uno Stomachion. Quindi se volessimo subito buttarla in battuta il siciliano sorride sempre al turista perché potrebbe essere in realtà un lontano parente se non un prossimo cugino. Essere siciliano è una grande responsabilità. In realtà il siciliano dovrebbe essere considerato il custode della civiltà sempiterna del mediterraneo soprattutto dai fratelli italiani ed europei.



Il guaio è che questa grande consapevolezza il siciliano la sta, finalmente, acquisendo solo in questo XXI secolo dopo Cristo ma considerate che il siciliano era già presente nel terzo millennio avanti Cristo.

Siculi e Sicani, godevano delle primizie della natura sicula e partecipavano spettatori alle storie d’amore degli dei che in Sicilia venivano in vacanza.

A nostro avviso fin d’ora abbiamo sempre parlato della Sicilia come un’isola che è stata conquistata  da molte popolazioni ma forse mai posseduta.

Chi è arrivato in Sicilia fin dalle notti dei tempi ha perso la sua origine ed è diventato siciliano. Siamo tutti siciliani  poi per convenzione facciamo delle divisioni fra i popoli: arabi e normanni, greci e fenici, romani e cartaginesi, bizantini ed ebrei, poi francesi, spagnoli, inglesi, ma chi ha pensato di conquistare questa isola è stato conquistato. Quindi il mondo è pieno di siciliani. Personaggi illustri come Orazio Nelson tesoriere della regina Vittoria vi rimase a viverci. La storia la fanno i vincitori e quindi per secoli abbiamo studiato le conquiste fatte dai romani e non quelle dei siracusani. Abbiamo studiato la nascita dei comuni del nord Italia, la lingua fiorentina anche se tutti sanno che la lingua italiana nacque a Palermo. Qualcuno potrebbe domandarsi il perché la Sicilia è stata terra di conquista e non di conquistatori? La risposta è semplice perché quando stai bene in un posto e non ti manca nulla che motivo hai di andare alla conquista di altri luoghi. Per avere il dono della centralità nel mediterraneo gli dei non gli diedero un’appartenenza ma doveva essere luogo di conforto per tutti. Purtroppo negli ultimi secoli la Sicilia è la cenerentola dell’ Europa. Per una intriseca gelosia di una bellezza mitica e senza tempo tutti i popoli conquistatori  l’hanno abbruttita. Compreso lo Stato italiano. Tenuta sporca e povera con pochi mezzi e pochi investimenti. Abbandonata. Per non renderla appetibile più a nessuno. Così chi ha interessi se li tiene per se le bellezze che comunque la Sicilia continua a produrre seppur nelle ristrettezze. Campagne denigratorie e diffamatorie. “Non andate in Sicilia! Sono mafiosi. Vi sparano! Vi derubano! Vi accoltellano!” Poi chi arriva timoroso se ne parte lasciando dei fratelli non certo dei nemici.



Nel XIX secolo meta agognata dagli studenti parigini era Siracusa. De Maupassant fece un viaggio lunghissimo solo per ammirare la statua (oggi al museo Paolo Orsi) della Venere di Siracusa dalle forme callipigie considerata dallo scrittore l’archetipo della donna perfetta (qualche buontempone sottolineò questa affermazione facendo notare che la statua era senza testa!!!). Ma un proverbio siciliano dice: “biddizzi e soddi nun si ponu ammucciari”. Bellezze e soldi non si possono nascondere così anche vestita di stracci la Sicilia splende di luce che acceca. In Sicilia la natura mostra il vero significato del concetto di armonia. E così il Siciliano dal sangue misto che ribolle come un arabo ma che pietrifica con lo sguardo Svevo alla fine si arrende alla bellezza che lo circonda fatta di luce, profumo, calore, passione  e sorride. In realtà i Siciliani sorridono ma non ridono, per una questione di ”intimo pudore”, come scriveva Vitaliano Brancati uno dei suoi migliori figli letterati. Sorridono alla vita che sa di morte e sorridono alla morte che da queste parti non riesce mai del tutto a togliere vitalità. Perché da noi si mangia bene anche con il morto in casa. Il siciliano sorride al turista perché con quel sorriso è come se lo tenesse per mano, perché la sindrome di Stendhal dopo aver visto il barocco ibleo è sempre in agguato. Perché quel sorriso fa aprire l’orizzonte dove cielo e mare si fondono. Il siciliano sorride al turista per non farlo smarrire. Il siciliano sa come resistere alla grande bellezza perché ci è nato e ne fa parte e dopo anche il turista divenuto ospite sacro saprà.

Le foto di Ettore SPICUGLIA ritraggono il gruppo folkloristico siracusano "Aureduci"

Giuseppe LISSANDRELLO


Giuseppe Lissandrello siciliano classe 72 dopo la maturità classica conseguita al liceo classico T. Gargallo di Siracusa si trasferisce a Roma per intraprendere gli studi in psicologia clinica e di comunità all’università “La Sapienza”in quegli anni universitari Lissandrello continua la sua passione per il teatro e per la letteratura, iniziata al liceo, frequentando salotti poetici , teatri off come la sala teatro della casa dello studente di via De Lollis.,centri sociali , circoli universitari,collettivi studenteschi. Nel1996 viene eletto presidente nazionale dei giovani poeti in seno al “Centro ricerche di poesia e storia delle poetiche” dell’illustre e controverso letterato Gaetano Salveti. Partecipa a convegni e organizza eventi culturali “originali” come le serate di reading  alla discoteca Rendez-vous di Piazza del Popolo denominate  “ Poesia progressive” . Promuove la poesia dialettale italiana e la poesia americana della beat generation si esibisce nei pub di San Lorenzo assieme all’attore guitto calabrese Amedeo Fusco .
 Appassionato di letteratura erotica in quegli anni comincia a scrivere piccoli monologhi, poesie e raccontini molto apprezzati per la passione  erotica che esprimono. Frequenta ambienti culturali milanesi introdotto dall’amico di sempre Silvio Aparo( con il quale dopo un decennio s’imbatte in un’avventura editoriale fondando la casa editrice indipendente più a Sud d’Italia la “Melino Nerella edizioni”. Sempre a Roma entra in contatto con personaggi del cinema e partecipa a delle trasmissioni in tv locali romane come esperto di letteratura erotica. Fa conoscere al pubblico romano le poesie del poeta catanese Domenico Tempio. Dopo un anno da bersagliere nel 99 si laurea in Psicologia clinica e di comunità.



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