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LA STORIA DA RESPIRARE di Duccio DI STEFANO

Golfo di Noto
Pubblicato da Duccio DI STEFANO in Diari di viaggio nel Golfo di Noto · 27 Maggio 2020
Chi vi scrive, si occupa anche di collaborare con la testata La Civetta di Minerva, ed in questo caso ho voluto attingere da uno dei miei articoli, dove partendo da una settimana di escursioni nell'amichevole ruolo di "guida personalizzata" per una coppia di amici che mettevano piede sulla nostra isola bella per la prima volta, voglio cogliere l'occasione per invitarvi a fare con noi un viaggio nell'emozione. Attraverso appunto le emozioni di chi scopre questa nostra terra per la prima volta. Andiamo quindi a intingere a piene mani con il pennello nella sicula tavolozza e vediamo che tipo di ritratto finale ne viene fuori.


 
 
Lei è sarda, di Sassari per la precisione, si chiama Angela Cherchi, ha 51 anni e lavora come impiegata in un supermercato bresciano. Lui invece è un bresciano purosangue, si chiama Luciano Piovani, ha 52 anni portati splendidamente per via della sua passione per la bici, ed è impiegato pure lui in una ditta di ricambi automobilistici di Brescia. Andiamo ad accoglierli in aeroporto a Catania, e si imbattono subito nelle prime lunghe code per prendere un’auto a noleggio. La prima impressione che mi dicono di avere all’uscita dall’aeroporto, è quella di essere quasi accecati dalla nostra luce abbagliante, tipica della nostra felice posizione geografica. Non toglieranno mai, infatti, gli occhiali da sole per l’intera settimana.
 
La base di appoggio è la nostra città, e per la precisione il B&B l’Infiorescenza di piazza Santa Lucia. Il primo impatto è però ahinoi quello con l’esasperato, caotico e indisciplinato traffico cittadino. Già alla prima rotonda di piazzale Marconi ce li eravamo persi. Del resto, come fa un bresciano doc alla prima esperienza in Sicilia a capire che se non cerca pian pianino di intrufolarsi nei caotici e isterici incroci cittadini non ne verrà mai fuori? Per non parlare dell’inizio del corso Umberto, dalla stazione in poi, una strada di collegamento e di capolinea dei bus ridotta a carrettiera dell’ottocento. Non ci volevano di certo dei forestieri per farci rendere conto che quell’arteria è ridotta davvero in uno stato obbrobrioso. Ma tant’è.



 
Per fortuna come prima tappa ci tuffiamo in un noto bar con vista sulla Riviera Dionisio il Grande e affondando i palati nella nostra pasticceria riusciamo così ad addolcirgli il benvenuto. I gusti e gli odori assolutamente esclusivi sono le prime cose che catturano i nostri ospiti, tanto che a partire dalla colazione, consumata nel bar affiliato al B&B, e per finire al dopocena, non lesinano di gradire le nostre granite, le sfoglie alla ricotta, le cassate e i cannoli tipici, non facendo mistero di rendicontare che non hanno nulla a che vedere con gli stessi prodotti che più o meno cercano di imitarci nel nord Italia. Ma anche per ciò che riguarda i primi di pesce (soprattutto quello con le sarde e la mollica, tipico siracusano), la rosticceria varia, gli arancini e i nostri vini siciliani, non smettono mai di tessere i più sperticati elogi per la varietà e la bontà dei nostri prodotti enogastronomici tipici.
 
Tra l’altro, proprio su piazza Santa Lucia, ogni domenica mattina si tiene un mercatino rionale che se doveva inizialmente trattarsi esclusivamente di una fiera dell’antiquariato si è ormai trasformato in una vera e propria casbah dove ci puoi veramente trovare di tutto. E questo fenomeno, nel bene come nel male, li vede piuttosto coinvolti, visto che hanno la camera proprio affacciata sulla piazza e fra chi cominciava molto presto a montare le sue bancarelle e chi svernava nelle adiacenze di un basso fornito di macchinette di caffè e bibite, che gli astanti della zona hanno ormai preso come punto di raccolta e di ritrovo, di certo non favoriva il loro riposo notturno. Per fortuna – ci hanno comunicato dopo – il disagio si è limitato solamente alla notte tra sabato e domenica.


 
Ci preme doverosamente dire che dei due chi si spazientisce più facilmente per le nostre “non curanze”, è l’amico Luciano, detto Lacky, mentre la sua compagna Angelina tanto è minuta fisicamente quanto ci appare simpatica e solare, più attenta alle sfumature dorate della nostra terra e quindi più tollerante verso l’altra faccia della medaglia. In un attimo ci fa notare come sia per lei bello e facile provare ad imitare il nostro slang linguistico, non mancando di allenarsi per centrare l’inflessione giusta. Nel pomeriggio si fa, rigorosamente a piedi tagliando dal porto piccolo, la prima spedizione nell’isola di Ortigia. E qui la meraviglia si taglia con il coltello. Alla vista del mare, del piccolo ponte col marciapiede pedonale, della piazza affacciata sui resti del Tempio di Apollo (munito di palco per i rituali comizi elettorali tipici di questo periodo pre elettorale che gli riportano subito alla mente gli sketch televisivi di Cetto La Qualunque che dicono di amare molto..), delle viuzze adiacenti al Duomo, dei negozietti di artigianato vario (molto apprezzati quelli che realizzano i sandali da donna con la tomaia in legno siti in via Roma), della nostra splendida e luminosa piazza del Duomo, dei ristoranti con un prezzo ancor oggi concorrenziale se raffrontato con quelli della loro zona, dei cortili interni con vestigia barocche, del quartiere ebraico della Giudecca, dei lavatoi situati persino sotto il livello dei ristoranti (scoperta che li ha lasciati visibilmente e positivamente basiti) e della estremità dell’isolotto che si tuffa in mare di testa, dove al posto della testa c’è addirittura un castello federiciano, bè “che te lo dico a fare”(parole fedelmente riportate dalle loro reazioni). Non c’è che dire. Ortigia ha ancora una volta colpito nel segno, visto che non mancheranno, anche senza la nostra guida, di recarvisi a piedi tutte le sere.



 
 
Ma uno dei motivi fondamentali che hanno spinto questa coppia di coniugi sardo/bresciani a venire a visitare la nostra terra è… provate a indovinare! Vi aiuto: si tratta di conoscere i luoghi resi famosi in tutto il mondo da una nota serie televisiva… Ma si, esatto! Sono anche loro dei fan impazziti per la fiction televisiva che ha come protagonista il commissario Montalbano. E allora come potevamo non organizzare un bel “Montalbano tour” per saziare la loro bramosìa di tastare con mano quelle magnifiche location che quella fortunata serie televisiva mette voluttuosamente in mostra da parecchi anni, ogni anno, riscuotendo di un plebiscito planetario? E così di giorno in giorno, sempre facendo tappa di ritorno a Siracusa, abbiamo visitato il set della serie televisiva, partendo da Noto (a proposito: grande soddisfazione per noi vecchi narcisi di Sicilia nel vedere letteralmente la pelle del braccio di lui accapponarsi dall’emozione e osservare divertiti le piroette di lei che zompettava impazzita di gioia nella scalinata della cattedrale come farebbe una bambina al cospetto del paese dei balocchi), continuando per Marzamemi, Portopalo, Ispica, Pozzallo, Sampieri, Donnalucata, Marina di Ragusa, Puntasecca, Ragusa Ibla, Chiaramonte Gulfi, Modica e Scicli.
 
Dobbiamo dire che non ci siamo fatti mancare proprio niente, dalle varie granite, ai coppi di paranza, alla visita del ristorante Enzo a mare dove Luca Zingaretti, nella su citata fiction, va sovente a pranzo. Addirittura la nostra simpatica amica non poteva non provare quella da lei stessa definita “acqua benedetta”, e una volta trovatasi davanti alla casa del commissario, si è tolta infatti le scarpe e le calze per bagnarsi nelle stesse acque dove Montalbano nuota ogni mattina. «E quando mi ricapita?» sostiene giustamente, non mancando di filmare il gesto per far «schiattare di invidia le mie amiche». La ragazza ha buon gusto, non c’è che dire.
 
Il nostro viaggio prosegue anche a nord, verso la riviera dei ciclopi di verghiana memoria, e a Caltagirone, dove non manchiamo di visitare le splendide botteghe dei maestri ceramisti e di fare la famosa scala di Santa Maria del Monte, tutta d’un fiato, per apprezzare da vicino i 142 gradini arricchiti dalle maioliche e diversi l’uno dall’altro.
 
Nel frattempo, fra i ritagli delle varie escursioni fuori porta, non manchiamo di far loro visitare doverosamente il nostro favoloso parco archeologico, il litorale, l’area protetta del Plemmirio, la Pillirina e le latomie dei Cappuccini. La nostra settimana da turisti va a concludersi, e la loro cupidigia va crescendo a dismisura. Intanto scopriamo piacevolmente due ragazzi dalla compagnia molto gradevole, e fra un aperitivo e l’altro non manchiamo di raccogliere i loro pareri e le loro considerazioni.



 
C’è da dire che Luciano, di chiara mentalità nordica e di destrorso pensiero, ci fa giustamente notare che lui in mezzo a tutto questo caos, dove tutte le regole – soprattutto quelle della strada – vengono il più delle volte sovvertite e calpestate, farebbe fatica a viverci. Tra le note negative evidenzia l’afa che a suo parere non gli permetterebbe di lavorare (vuoi vedere che così riescono finalmente a giustificare la nostra atavica apatia?) e che i prezzi del carburante sono tra i più alti d’Italia, nonostante il massiccio polo petrolchimico che ingloba gran parte del territorio siracusano. Giusta considerazione che dovrebbe farci riflettere. Tra le note positive che invece riesce a cogliere vi è anche il fatto che secondo lui ci sono meno extracomunitari che vanno bighellonando in giro, come invece nota dalle sue parti. Ed è assolutamente colpito dal fatto che qui le autostrade non si pagano (almeno quella che collega Siracusa e Rosolini… dobbiamo dirglielo che è da più di 40 anni che dovrebbe invece arrivare a Gela? Forse è meglio di no…) e che non vi siano gli autovelox fissi che sono montati in quelle della sua zona.



 
Ci viene un dubbio. Considerato che la felice scoperta lo ha fatto rilassare così tanto che si è messo a spingere di più sull’acceleratore, non è che i settentrionali avrebbero di meno il famoso senso civico di base così raro da noi se fossero meno controllati e tartassati dai controlli? Dubbio amletico che tale rimane. Però è altrettanto spontaneo nel riconoscerci che di meraviglie come queste non ne ha mai vedute da nessuna parte e dal modo come ci abbraccia nel salutarci e come ci tiene a offrirci da bere ( e da mangiare) possiamo appurare che pur coi tanti nostri difetti, dobbiamo essergli risultati una piacevole sorpresa.
 
Lei invece, più accomodante e di chiara sinistrorsa mentalità, non manca di farci notare che i siciliani sono gente fantastica, colta, bella e ricca di storia. È meravigliosa quando si commuove sedendosi su quelle caratteristiche sedie azzurre nella piazza del borgo di Marzamemi, ed è ancora più meravigliosa quando si commuove ascoltando tutte le storie che gli anziani, che lei “intervista” man mano che incontra nelle piazze, gli riservano, considerandoli i veri teatranti naturali di questa terra. È una persona spontanea, solare, divertente e macchiettistica, nei suoi tentativi di imparare il nostro dialetto. Abbiamo conosciuto una persona veramente adorabile. Del resto è sarda trapiantata al nord, e quindi da isolana ha molti più punti in comune con noi rispetto al suo compagno, e da buona sarda se si affeziona a qualcuno è per la vita. Riteniamo dunque, con la presunzione di non sbagliare, di aver davvero trovato due amici autentici.
 
E vogliamo qui a tal proposito riportare per intero le sue considerazioni finali di questo viaggio che ha voluto dedicarci: «Quando arrivai in Sicilia, la prima cosa che mi colpì fu la luce che tutto abbaglia. Una luce che ho trovato solo qua. Il calore della gente, la loro eleganza nel vestire, nei modi, nella camminata delle donne. Le piazze, le chiese barocche, in tutta la loro esplosione di bellezza. Ovunque si respira la storia, le influenze esterne dei secoli e dei millenni passati. La cucina è stata una meravigliosa scoperta, i suoi vini, così profumati ed ammaliatori. I mercati, luoghi di aggregazione. Non posso che parlarne bene. L’unica pecca è il traffico, disordinato e caotico, e le poche segnaletiche. Ho trovato splendide la piazza di Marzamemi, la cattedrale di Noto, Modica, Ibla e Scicli. Ma trovo insuperabile piazza Duomo di Siracusa, forse per la sua luce, forse per la sua forma. Vi si respira un’aria di eterna immensità. Siracusa è una bellissima città, ma la sua bellezza andrebbe riconsiderata e le bellissime palazzine rivalorizzate. Comunque è stato tutto un magnifico sogno, ringrazio la Sicilia, il Popolo Siciliano. Non mi sono mai sentita una turista, ma un’ospite in questa meravigliosa terra ».



 
Non poteva lasciarci un giudizio più bello e più veritiero di questo. E un po’ di merito ce lo prendiamo anche noi che probabilmente siamo stati dei bravi padroni di casa. Ed è pur vero che chiunque si reca in Sicilia per la prima volta, a partire dai grandi scrittori e poeti come Johann Wolfgang Goethe, non può rimanere insensibile ai tesori e alle meraviglie che questa terra speciale custodisce. Dovrà essere nostra cura migliorarne le anomalie etiche e sociali affinché queste non finiscano coll’offuscare cotanta bellezza. Ma questa è tutta un’altra storia…



Duccio DI STEFANO


Duccio Di Stefano nasce a Siracusa, il 04/04/1969. Sposato con Ivana e padre di Bianca e Susanna, vive a Siracusa dove insieme alla moglie produce e commercializza manufatti di maioliche artistiche decorate a mano. Da sempre appassionato degli scrittori"carnali", di origine Mediterranea e latina in generale, scrive soprattutto poesia e prosa legata alle sue origini e alle tipicità del suo territorio. Inizia scrivendo per testate giornalistiche e gruppi editoriali locali, pubblica poi poesie e racconti su alcune antologie edite dalla collana Riflessi prima e dal Concorso Letterario Internazionale Inchiostro e Anima poi. Grande tifoso della squadra di calcio della sua città, il Siracusa, presta la sua collaborazione al quindicinale siracusano LA CIVETTA di Minerva, nella quale cura la redazione sportiva ma sovente vi scrive pure di temi sociali, di integrazione e delle problematiche del suo quartiere, la Borgata. Nell'aprile del 2018 pubblica il suo primo romanzo, Angelo di Pietra, edito dalla Carthago Edizioni, che è stato presente al Salone del libro di Torino dello stesso anno e successivamente gli fa attribuire svariati premi, portandolo su e giù per l'Italia per le relative presentazioni e mostre letterarie.




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