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Il mito di Aretusa e Alfeo

Golfo di Noto
Pubblicato da in Miti e leggende · 21 Febbraio 2020
Il mito di Aretusa e Alfeo

Aretusa era fra le ninfe a seguito di Diana, ed era tra tutte quella prediletta. Loro amavano trascorrere le loro giornate nei boschi che crescevano rigogliosi sotto il Monte Olimpo in Grecia, inseguendo caprioli e daini. Era bella la nostra Aretusa, ma talmente bella che quasi aveva turbamento e pudore a mostrarsi agli uomini. Durante una battuta di caccia però si allontanò troppo dal gruppo di ancelle al seguito di Diana ed arrivò sola davanti alle sponde del fiume Alfeo, le cui acque erano pure, dolcissime e limpide, tant’è che si poteva scorgere la ghiaia sul fondo. Era una giornata afosa e la ninfa aveva voglia di fare un bagno. Tutt’attorno v’era di un silenzio singolare, rotto solo dal cinguettare degli uccelli e dal verso delle anatre acquatiche. La Ninfa, invogliata forse dalla certezza di non essere vista e dal caldo opprimente, si tolse le candide vesti, li poggiò sopra un tronco d’albero e s’immerse, iniziando ad entrare in acqua con un portamento sinuoso ed aggraziato. Ebbe subito però la sensazione che verso il centro del fiume, l’acqua attorno a lei cominciasse a fremere e a formare dei vortici quasi danzanti, qualcosa di magico stava forse per succedere - pensò - sembrava come se quell’acqua la volesse accarezzare ed avvolgere a se. Turbata da queste sensazioni cercò di uscire affrettatamente dalle acque, ma fu proprio in quel momento che il fiume Alfeo si tramutò in un bel giovane biondo che, sollevando la testa fuori dell’acqua e scrollandosi la folta chioma, si mostrò alla ninfa Aretusa, con gli occhi di un innamorato.
 La ninfa però presa dalla pausa riuscì a svincolarsi e a raggiungere con grande sforzo la riva, dove fuggì nuda e gocciolante. Alfeo con un balzo felino riuscì però anche lui ad uscire dal suo fiume e la inseguì nudo e gocciolante d’acqua. Questo rincorrersi durò parecchio ed Alfeo non riuscì in un primo momento a raggiungere la ninfa. La seducente Aretusa però cominciò a stancarsi e capì che le forze le venivano meno. Sentì che Alfeo stava per raggiungerla e violarla, lei che era una vergine selvaggia e pudica e che non aveva mai conosciuto l’amore. Quindi per paura di essere raggiunta e profanata, chiese protezione a Diana , invocandole di essere trasformata in sorgente in un luogo possibilmente molto lontano dalla Grecia. Diana prima la avvolse in una nebbia misteriosa e la celò alla vista di Alfeo, poi la tramutò in una sorgente e la portò, come in uno strano sortilegio, in Sicilia a Siracusa presso l’isola di Ortigia. Alfeo in mezzo a quella foschia perse così di vista la sua bella ninfa, ma non desistette dal cercarla e restò sul posto. Quando la nebbia però si diradò non trovò più nulla, vide solo come in uno specchio una fonte d’acqua zampillante ed immersa in un giardino meraviglioso. Allora capì il prodigio ma era talmente innamorato che straripò d’amore. Gli dei ne ebbero pietà e Giove l’onnipotente gli permise di raggiungere la sua amata, ma Alfeo dovette fare un grande sforzo, scavò un sotterraneo sotto il Mare Ionio e dal Peloponneso venne a sbucare nel Porto grande di Siracusa, accanto alla sua bella amata: Aretusa. Così, intrecciati insieme, vissero felici per sempre”.

"... Un’isola, Ortigia giace sull’oceano nebbioso di contro a Trinacria, dove la bocca di Alfeo gorgoglia mescolandosi con le fonti della vasta Aretusa..."
(PAUSANIA)

Oggi questa sorgente d’acque dolci sgorga a qualche metro dal mare, nell’isola di Ortigia a Siracusa. Essa forma un piccolo laghetto semicircolare pieno di pesci e dove il verde trionfa e cresce rigogliosa la pianta del papiro. Una numerosa colonia d’anatre ha ormai da tempo stabilito la sua dimora in queste limpide acque. Per tradizione locale viene chiamata anche “a funtana re papiri”. Tutto questo fa dell’attuale Fonte Aretusa un luogo piacevole da visitare e una meta turistica obbligatoria. Ricordandosi poi del mito e appoggiandosi alla ringhiera in ferro che sovrasta la fonte, il visitatore avrà la sensazione di vedere le scene del mito perché il luogo è così pieno di magia che ne rimarrà coinvolto. E’ famoso a Siracusa il passeggiare, specie al tramonto, lungo la Fonte Aretusa e vedere il sole scendere all’orizzonte dietro i Monti Iblei. Per i siracusani storicamente è il luogo per eccellenza dove ritrovarsiFonte Aretusa e come negli incantesimi si accendono i primi amori degli adolescenti. Il mito come sicuramente percepite, continua a perpetuarsi, palpitare e diventare immortale

Fonte Aretusa


Duccio DI STEFANO

Duccio Di Stefano nasce a Siracusa, il 04/04/1969. Sposato con Ivana e padre di Bianca e Susanna, vive a Siracusa dove insieme alla moglie produce e commercializza manufatti di maioliche artistiche decorate a mano. Da sempre appassionato degli scrittori"carnali", di origine Mediterranea e latina in generale, scrive soprattutto poesia e prosa legata alle sue origini e alle tipicità del suo territorio. Inizia scrivendo per testate giornalistiche e gruppi editoriali locali, pubblica poi poesie e racconti su alcune antologie edite dalla collana Riflessi prima e dal Concorso Letterario Internazionale Inchiostro e Anima poi. Grande tifoso della squadra di calcio della sua città, il Siracusa, presta la sua collaborazione al quindicinale siracusano LA CIVETTA di Minerva, nella quale cura la redazione sportiva ma sovente vi scrive pure di temi sociali, di integrazione e delle problematiche del suo quartiere, la Borgata. Nell'aprile del 2018 pubblica il suo primo romanzo, Angelo di Pietra, edito dalla Carthago Edizioni, che è stato presente al Salone del libro di Torino dello stesso anno e successivamente gli fa attribuire svariati premi, portandolo su e giù per l'Italia per le relative presentazioni e mostre letterarie.




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